La scuola che vorrei

Perchè vorrei la tecnologia in ogni ambito della scuola?

Perchè tecnologia vuol dire comunicazione, vuol dire facilitare i processi conoscitivi, vuol dire cambiare  i paradigmi dell’organizzazione della scuola stessa portando lo studente in un’ottica creativa e non solamente “riempitiva” (subisco il sapere instillato da altri).

C’è una scuola a Siena (Cecco Angiolieri di Siena) che crede in questa idea e la sta già realizzando.

Complimenti e… evviva (questa) scuola!

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«L’io non è padrone nemmeno in casa propria»

 

Comprendere questa semplice e banale verità significherebbe ad esempio comprendere che se siamo quello che siamo non dipende da noi o meglio dipende in piccola percentuale da noi.

Cosa non ce lo fa comprendere? Il nostro stupido ego!

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Sui Radical Chic

Adoro i Radical Chic! Adoro quel porsi sempre molto chiaro su quale siano le idee corrette e quali non lo siano.

Su internet il vero Radical Chic posta sempre articoli degni, articoli scritti dalle “migliori penne”, da “gente che ne sa”.

 

Il radical chic è normalmente, quasi sempre un benestante che sta dalla parte del più debole.

Non è un capitalista ma ha, lui/lei o la sua famiglia, un'azienda che produce fatturato dove, in maniera del tutto eccezionale, coloro che percepiscono lo stipendio nettamente piú alto è il loro.

Il radical chic non ascolta musica leggera, ascolta musica che “gli altri non ascoltano”.

Il radical chic è ironico con chi è degno, è tollerante con le idee diverse ma non sopporta quelli che non la pensano come lui.

 

Il radical chic sono io quando non capisco che è facile fare “bei discorsi” con la “pancia piena”, quando non ho consapevolezza del fatto che i miei ragionamenti funzionano quando la vita affettiva funziona, quando i soldi ci sono, quando il tempo e la salute ti sostengono.

 

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La scienza e la religione

Cosa è scientifico? Cosa è vero?

Nietzsche ne “La gaia scienza” ci insegna che sia la scienza, sia la religione hanno lo stesso problema: non arrivano mai a dire Verità.

A scuola bisognerebbe togliere il crocifisso e mettere questa frase socratica:

So di non sapere

 

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Riflessioni al volo sulla tv

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Guardare la tv è un po’ come mangiare: è un dovere.

Ormai è impensabile entrare in una casa, in un locale e non sentire la televisione. La quasi totalità degli italiani la subisce da almeno 40 anni.

Ho usato il verbo subire perchè è quello che meglio esprime la mia solita diatriba quando parlo di televisione: non contesto i contenuti (molti straordinari) ma l’atteggiamento di chi la usa che alla lunga diventa inevitabile: quello da “contenitore da riempire”.

“Accendo la tv e vedo cosa c’è”, frase che tutti pronunciano. La mia traduzione è: “mi scagazzo sul divano e mi rilasso un po’!”.

Contrario al rilassamento, allo svacco? Niente di meglio! Il problema è che quel tipo di svacco è l’unica modalità che conosciamo quando arriviamo a casa. Se poi consideriamo che quel rilassamento diventa anche la nostra unica fonte d’informazione, la frittata è fatta!

Chi scrive non la possiede da 10 anni e ha l’abitudine di usare internet molte ore al giorno. Perchè non voglio la tv? Perchè ho capito che la relazione che si ha con quella magica scatoletta è fondamentalmente passiva: c’è chi dice cosa si deve pensare/guardare e chi accoglie, spesso acriticamente, ció che viene proposto.

A prescindere quindi dai contenuti, che come detto alcune volte sono ottimi, sono convinto che uno dei modi migliori per farci del bene sia quello di NON possedere la tv.

Credo invece che possedere un computer e imparare ad utilizzarlo, rappresenti una possibile svolta nel nostro modo di porci nel mondo: un essere umano che non subisce l’informazione ma la crea commentando, pubblicando articoli, facendo, in poche parole, lui stesso informazione.

La riprova di una maggiore attività nell’uso del computer sta nel fatto che quando lo si usa devi essere presente altrimenti il computer non va.

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Un motivo per cui Apple è leader indiscusso

Chi mi conosce sa che utilizzo con enorme soddisfazione prodotti Apple da più di un decennio. Tralascio tutti gli aspetti inerenti alle meraviglie del mondo della Mela Morsicata.

Mi soffermerò sugli aspetti dell’Assistenza. Una delle grandezze di Apple sta proprio nella sua praticamente perfetta gestione degli ordini.

Parliamo di iPhone.

Ho fatto due Apple Care per i nostri due iPhone 4. Entrambi sono affetti dall’annoso problema del tasto home e quindi ho deciso di utilizzare la garanzia.

Parte il primo iPhone di mercoledì e venerdì arriva il “nuovo” iPhone (arriva quasi sempre un ricondizionato che però è IDENTICO ad uno nuovo). Parte il secondo di martedì e giovedì ne arriva uno “nuovo” fiammante.

Procedura per richiedere assistenza:

Si chiama il numero verde800.554.533, si segnala il difetto. A quel punto l’operatore prenota tramite il Corriere (UPS in genere) il ritiro.

Nel giro di 48 ore (a me è sempre capitato che arrivino il giorno dopo) passa il Corriere che porta un sacchetto con all’interno una scatola. Si mette l’iPhone all’interno e il Corriere lo porta in Olanda.

A quel punto Apple valuta il difetto e, se rientra in garanzia, sostituisce e spedisce l’iPhone nuovo (o come nuovo perchè ricondizionato).

In altre 48 ore (anche qui a me è sempre capitato il giorno dopo), sempre tramite Corriere, arriva a casa nostra.

Evviva Apple!

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Il tempo da dedicare ai figli

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Finiamola con la storiella del “conta la qualità e non la quantità del tempo che passo con i miei figli”!

Essere genitori significa passare TANTO tempo con i propri figli e non qualche ora rosicata qua e là, magari anche esauriti dal lavoro.

Non abbiamo tempo? Non facciamo figli!

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La gestione del Web da parte delle Aziende e della Politica

Social Network rimanda ad una attività sociale, fatta di relazione, di discussione. Se però vado a vedere ciò che sono realmente sul Web scopro che manca un anello importante fra chi fa informazione (colui che scrive gli articoli o i post) e chi commenta.

Qual è questo anello? La/le risposte dell’autore.

Quale sarebbe quindi la rivoluzione di Internet se chi scrive non risponde alle sollecitazioni proposte? Dove sarebbe la cultura che cresce insieme alla partecipazione di chi legge?

Questa critica mi sento di farla a 360 gradi, Movimento 5 Stelle compreso. Cosa è, ad esempio, il blog di Beppe Grillo se non un monologo con commenti ai quali l’autore non risponde mai?

Fortunatamente ci sono rare eccezioni che spero aumentino con il tempo: Serafino Massoni ad esempio con il suo canale Youtube propone riflessioni (spesso sollecitate da chi lo segue) e risponde nei commenti a chi scrive.

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